E poi arriva il cloud computing, che ci obbliga a pensare diversamente, mantenendo i piedi saldi per terra, ma la testa tra le nuvole. É giá….

Un personaggio di Eduardo De Filippo nel suo discorso da finale di partita, a breve morirá, dice: “la vita l’ho campata praticamente”.

Ora se consideriamo il tempo che passiamo nei luoghi di lavoro, quanto della nostra vita professionale é campata praticamente ?

Pratica significa persistere in abitudini e rituali consolidati, potremmo far qui un lungo elenco che tralascio, e quindi orientare la propria quotidianitá lavorativa secondo modelli e schemi da altri definiti.

Pensare pratico, essere pratici, quindi significa seguire il solco tracciato da altri, far riconoscere il proprio fare come qualcosa di abituale e di riconoscibile da tutti.

Ecco quindi che chi pensa diversamente non é pratico, ha come si suol dire la testa tra le nuvole.

Infatti il suo pensiero per molti é inusuale, campato per aria, perché essere pratici significa per molti ripetere, confermare e riconfermare atti e convenzioni, questo é quello che si intende come pratico per il mondo.

E poi arriva chi ha la testa tra le nuvole e inventa qualcosa di nuovo, un giocattolo tecnologico, uno strumento di lavoro, innova dei processi produttivi, il modo di relazionarsi con persone e aziende, arriva quindi il mondo nuovo in cui viviamo oggi.

Un mondo nuovo creato da chi aveva la testa tra le nuvole, che passa la palla a chi vuole praticità, abitudine.

E poi arriva il cloud computing, che ci obbliga a pensare diversamente, mantenendo i piedi saldi per terra, ma la testa tra le nuvole. É giá….

A questo punto per alcuni avere la testa tra le nuvole diventa “pratica quotidiana”, ma per altri é la possibilità di ripensare organizzazioni, comunità e sopratutto scambiare idee, opinioni e nuovi modi di mantenere un equilibrio tra il cielo e la terra, tra il tangibile e l’intangibile.

E diventa anche occasione di creare aziende nuove e scambi sino a ieri impossibili, rompere gerarchie e costruire dei network.

Sono quindi le tecnologie che determinano cambiamenti oppure sono gli uomini che abbandonando il modo di pensare pratico, superando le abitudini, creano qualcosa di nuovo ?

Io non ho dubbi, sono le persone che hanno la volontá di pensare ed intuire ció che di nuovo puó esserci, che avviano i processi di cambiamento.

Pensare diversamente, e quindi cambiare, in effetti é faticoso, bisogna creare qualcosa di nuovo, bisogna confrontarsi con gli altri, invece la pratica dopotutto é una lezione imparata quasi a memoria che si ripete senza fatica.

E allora “campiamo praticamente la vita”, ma teniamo la testa tra le nuvole, ricercando un’equilibrio che é possibile, in un mondo che cambia piú velocemente che nel passato, e che ha ritmi nuovi da orchestrare e armonizzare, da semplificare con la leggerezza delle nuvole.

Cambiare é fatica, e lavorare stanca. Ce la si puó fare, coraggio.

P.S. Rimane sempre l’alternativa di “Divertisi da morire”.

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