In realtà ci auguriamo che il tempo, meteorologicamente parlando, sia sempre clemente e sereno, ma se buttiamo lo sguardo oltre al cielo, potremmo accorgerci che siamo avvolti da ammassi di nuvole che permeano la nostra vita.

Sono le nuvole tecnologiche che, a differenza di quelle che vediamo nei nostri cieli quando alziamo lo sguardo, sono invisibili e ci avvolgono in ogni momento della nostra giornata.

Proof of concept:George Favaloro poses with a 1996 Compaq business plan. The document is the earliest known use of the term “cloud computing” in print

Cloud computing”, le nuvole tecnologiche, in effetti sono apparse all’orizzonte quasi 18 anni fa quando due uomini della Compaq coniarono per primi questo nuovo termine.

Riprendendo un mio precedente articolo, raccontavo che “un personaggio di Eduardo De Filippo nel suo discorso da finale di partita, a breve morirá, dice: “la vita l’ho campata praticamente”.

Ora se consideriamo il tempo che passiamo nei luoghi di lavoro, quanto della nostra vita professionale é campata praticamente ?

Pratica significa persistere in abitudini e rituali consolidati, potremmo far qui un lungo elenco che tralascio, e quindi orientare la propria quotidianità lavorativa secondo modelli e schemi da altri definiti.

Pensare pratico, essere pratici, quindi significa seguire il solco tracciato da altri, far riconoscere il proprio fare come qualcosa di abituale e di riconoscibile da tutti.

Ecco quindi che chi pensa diversamente non é pratico, ha come si suol dire la testa tra le nuvole.

Infatti il suo pensiero per molti é inusuale, campato per aria, perché essere pratici significa per molti ripetere, confermare e riconfermare atti e convenzioni, questo é quello che si intende come pratico per il mondo.

E poi arriva chi ha la testa tra le nuvole e inventa qualcosa di nuovo, un giocattolo tecnologico, uno strumento di lavoro, innova dei processi produttivi, il modo di relazionarsi con persone e aziende, arriva quindi il mondo nuovo in cui viviamo oggi.

Un mondo nuovo creato da chi aveva la testa tra le nuvole, che passa la palla a chi vuole praticità, abitudine.”

Ed eccoci ritornare a quel giorno del 1996, con una domanda: sono quindi le tecnologie che determinano cambiamenti oppure sono gli uomini che abbandonando il modo di pensare pratico, superando le abitudini, creano qualcosa di nuovo ?

Lascio a voi la risposta, sicuramente il paradigma del cloud computing ci permette di pensare diversamente, mantenendo i piedi saldi per terra, e la testa tra le nuvole.

E ora vediamo come.

Innanzitutto provate ad immaginare di sdraiarvi in un prato, guardare il cielo e fare un gioco che tutti noi da piccoli abbiamo fatto, o facciamo ancora, ovvero riconoscere nelle nuvole che corrono nel cielo delle forme di animali, visi, persone e quant’altro ci pare e ci piace immaginare.

Bene, ora alziamoci e sediamoci davanti ad un computer e digitiamo nella barra di ricerca “servizi cloud” potremmo avere circa 7ML di risultati, se poi digitiamo “Cloud services” i risultati salgono a 22ML circa di risultati.

Digitiamo “cloud computing” i risultati a me arrivano a 171ML, provate anche voi.

Ora facciamo il gioco delle nuvole in versione tecnologica, ovvero componiamo delle immagini utilizzando i risultati delle ricerche che ho appena citato, immagini che potrebbero rappresentare dei servizi che vi interessano, delle applicazioni, o delle infrastrutture nel cloud.

Sicuramente anziché divertirvi vi potreste innervosire.

Sarà forse per questo che pur avendo un cielo di nuvole (tecnologiche) le aziende italiane in particolare hanno scarsamente adottato il paradigma del Cloud ? Un paradigma troppo complesso, nebuloso e insicuro ?

Ma ritorniamo alle possibilità che il paradigma del cloud computing offre alle aziende.

Innanzitutto per prima cosa dobbiamo pensare, ovvero fare delle domande, essere curiosi, la tecnologia viene dopo, prima il pensiero, l’intuizione, l’immaginazione.

La curiosità era anche una delle raccomandazioni che citavo il 17 Ottobre durante il Big Bang Event, e il cloud é l’ennesima occasione per diventare curiosi.

Prima di procedere però riponiamo in un cassetto chiuso a chiave i risultati e le raccomandazioni che i motori di ricerca ci propinano anche in base a graduatorie fatte per soddisfare gli inserzionisti.

La persona curiosa é quella che sa cercare, che si pone domande, e da qui partiamo.

Iniziamo ad esempio a ripensare alla nostra organizzazione aziendale, ai processi aziendali e ai suoi contenuti, alle transazioni commerciali, alle previsioni di produzione e agli stock di prodotto, riprendiamo il gioco delle nuvole e riconfiguriamo tutto ciò, ad esempio, seguendo nuove intuizioni.

Sopratutto pensando alle persone e alle loro attitudini e potenzialità.

E infatti scopriamo che le aziende che oggi emergono sono quelle che hanno usato per questo nostro nuovo mondo, che ci è cambiato sotto gli occhi e in parte non ce ne siamo accorti, nuove regole e nuovi strumenti.

Hanno abbandonato le vecchie regole, hanno disintermediato il loro rapporto con i clienti, con i fornitori, e hanno messo la testa tra le nuvole, il cloud, e l’hanno interconnessa, la loro testa, in una sorta di intelligenza collettiva rappresentata dalla capacità di integrarsi e collaborare con il propio contesto locale e globale.

Il cloud diventa quindi occasione per far nascere, come è avvenuto, aziende nuove e scambi sino a ieri impossibili, la possibilità di rompere gerarchie e costruire dei network fatti di persone, contenuti e contenitori che interagiscono permettendo al cliente di essere partecipe del processo di produzione traendone dei vantaggi.

Si possono quindi frantumare le istituzioni e le gerarchie, perché il cloud computing permette una rottura del reale in varie unità tramutabili e malleabili, che sono la trasformazione o l’evoluzione dell’azienda e dei modi in cui si gestiscono, creano e distribuiscono prodotti e servizi.

Ed ecco che abbiamo la possibile nascita di una nuova impresa collaborativa, sociale, connessa e integrata con dipendenti, clienti e fornitori.

Mettiamo la testa tra le nuvole e pensiamo come é possibile progettare nuovi modelli di business, migliorare la collaborazione e condivisione tra persone e aziende, e dare spazio a nuove competenze e professionalità.

Il cloud permette inoltre alle aziende di “liberare” energie e competenze nuove, per ripensare il lavoro, le interazioni tra persone, e quindi di pensare diversamente.

Bisogna essere curiosi, questo é il significato di avere la testa tra le nuvole. Curiosi per essere creativi, e con i piedi per terra per rendere i pensieri concreti ed efficaci; differenziarsi.

Concludo citando la mia esperienza quotidiana che mi fa lavorare con donne e uomini che si pongono domande, sono curiosi, si chiedono come possono gestire o cambiare dei processi, dei modelli lavorativi, dare soprattuto delle risposte a dei loro bisogni, sopratutto pensano.

Persone che fanno parte della nostra azienda, o che lavorano da nostri clienti e che sono accomunate dal pensare ed intuire strade nuove da percorrere praticamente.

E da questi pensieri e le collaborazioni tra persone nascono le esperienze, i progetti, i risultati che in più di sette anni di consulenza di design organizzativo tecnologico abbiamo ottenuto insieme a loro.

Tutte persone che hanno la testa al loro posto, anziché averla sottobraccio, e la usano, tenendola nelle nuvole e stando coi piedi per terra.

E affermando che solo dopo aver pensato, intuito e immaginato, potremo riaprire il cassetto dove abbiamo messo le centinaia di milioni di risultati delle nostre ricerche, e potremo quindi permetterci di cercare, trovare e scegliere ciò che ci serve.

In autonomia e con pensiero critico, perché le nuvole, vanno, vengono, si trasformano,…

Pubblicato in origine su News impresa

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