C’e sempre un orientamento e un obiettivo nelle riunioni.

L’immagine che preferisco usare per rappresentare la riunione aziendale è la realizzazione di un mosaico, cioè diversi attori che, in un tempo definito, seduti intorno al tavolo con in mano una tessera del mosaico compongono l’immagine che sarà riconosciuta da tutti come univoca.

Quest’immagine finale sarà l’obiettivo dell’incontro.

Il prerequisito, ovvio, é che le persone sedute al tavolo abbiano tra le mani le tessere per il mosaico che devono comporre, ma sopratutto che sappiano che sono lì a costruire un mosaico.

Spesso ci accorgiamo che non abbiamo alcune tessere del mosaico, oppure che siamo in difficoltà a comporre il mosaico, subentra pertanto lo smarrimento, la ricerca dei pezzi mancanti, il fastidio fino ad alzarci e lasciare la costruzione del mosaico incompleta, oppure rimanere presenti, ma divagare e annoiarci.

La parola noia significa “senso di insoddisfazione, di fastidio, di tristezza, che proviene o dalla mancanza di attività e dall’ozio o dal sentirsi occupato in cosa monotona, contraria alla propria inclinazione, dalla tristezza o dall’incapacità di decidere e di agire” e quindi viene automatico stabilire quasi un “ legame” indissolubile tra le riunioni e la noia.

Ecco perché le riunioni aziendali generano noia.

Il “legame” si può tagliare.

Le ricette sono molte, alcuni ingredienti che uso sono:

  • Evitare di partecipare ed organizzare incontri ove il contributo delle persone é puramente numerico
  • Far si che partecipanti abbiano già le tessere per comporre il mosaico
  • Avere già un’immagine condivisa ed accettata tra i partecipanti da cui partire
  • Depositare le proprie abitudini e credenze personali al guardaroba che vi é all’ingresso della sala e dimenticarle al guardaroba stesso quando usciamo dalla riunione
  • Scambiare le tessere (competenze), e contaminarsi (accettare saperi diversi); perché da soli si fà poco
  • Ascoltare e percepire l’anima e l’atmosfera dell’incontro ed entrare in sintonia con i partecipanti
  • Dedicare tempo alla preparazione dell’incontro (tessere ed immagine)
  • Porsi in un’atteggiamento di continuo apprendimento
  • Collaborazione a rete tra le persone per sostituire i “rituali” e le “gerarchie” delle organizzazioni

Concludo con una frase utile di D. Rudhyar “Ciò che conta è il rapporto fra chi conosce è chi è conosciuto, non la conoscenza in sé” .

Che in pratica si può tradurre con il fatto che lo scambio, il confronto e l’arricchimento reciproco tra persone in funzione di una direzione comune é fondamentale rispetto al sapere e alle abitudini che portiamo sempre con noi.

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