Sette ingredienti distillati dagli incontri con persone che stanno cercando di rompere le grigie abitudini dei CdA e che vanno condivise ed attuate per ilRinnovamento Culturale delle imprese Made in Italy.

L’ecosistema delle imprese, che negli ultimi 15 anni ha già vissuto importanti cambiamenti socioeconomici e tecnologici, ora sta vivendo una quarta ondata socio tecnologica digitale che già apre nuovi scenari economici, competitivi, sociali e produttivi.

E nel mentre al nostro orizzonte, ancora ricco di nuvole della tempesta in corso, nuove perturbazioni si profilano e nuovi cambiamenti sono attesi, uno per tutti è Blockchain, e quanto ne consegue, che porterà “nuova innovazione”, e sovvertimento, nel tessuto socioeconomico.

In questo scenario di cambiamento solo i modelli culturali dei CdA delle imprese sono rimasti immutati, come se i loro delegati avessero pronunciato durante un consiglio d’amministrazione la famosa frase del Tancredi «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».

Sia chiaro, molta letteratura racconta che i Board delle imprese e start-up multinazionali si sono evoluti, liberi pensatori e tecnologi sono presenti, si ascoltano i dipendenti, vi sono giovani sovversivi(1) ed eminenti docenti che si accompagnano ai manager durante riunioni strategiche durante le quali si trasformano le aziende, modelli di business e destini di persone, ma sopratutto si immaginano scenari e battaglie di conquista stile Risiko.

Poi abbiamo il nostro universo delle imprese Made in Italy, le aziende italiane, in cui avviene esattamente l’inverso, ovvero anzichè aprirsi i consigli di amministrazione si chiudono in un modello nel quale niente sovversivi (1), qualche professore d’economia perchè dà lustro e concretezza, l’avvocato sempre presente, ma nessun tecnologo e rarissime persone di cultura sociale e organizzativa, per non dire di designer e creativi.

In realtà vi è un elemento comune ad entrambi , e sovrabbondante nell’italica colonia, ovvero i consulenti strategici che inglobano tutto ciò che manca come volontà, desiderio e competenze nei CdA, e quindi illuminano la scena dei CdA con le loro visioni tecnologiche da apocalittici e integrati, enunciando tra l’altro gli editti tecnocratici altrui.

Ecco che poi attraverso questi editti tutto diventa una piattaforma tecnologica, procedure e modelli digitali ricchi di parole magiche, di cui l’ultima è Industria 4.0 e tutto ciò che ne deriva IoT incluso, che ammaliano come un canto di sirene, e portano le persone e le loro aziende in mari in cui il transito e la navigazione è regolata da altri, ma sopratutto su binari predefiniti.

Ultimamente durante alcuni incontri però osservo sempre più iniziali barlumi luminosi di coscienza critica da parte di alcuni MANAGER verso i modelli che omogeneizzano anziché differenziare il valore dell’impresa, modelli il cui reale obiettivo è che il “venditore di modelli” faccia meno fatica possibile e il suo guadagno sia lauto e veloce.

Vi è la ricerca da parte di alcune persone di una comprensione per un proprio modello competitivo, anche se il più delle volte il rinnovamento culturale del manager si scontra con l’indissolubile certezza del CdA.

Oggi quindi dobbiamo far sì che questi barlumi diventino luci diffuse, che si moltiplichino, e che confortano coloro che devono correre il doppio per stare fermi e quindi soppravivere , che illuminano le esperienze sostenibili in atto da condividere tra persone consapevoli e responsabili, dando lustro insieme alle competenze che già abbiamo (2) al Made in Italy e a modelli sostenibili d’impresa.

Ovviamente il board dell’impresa deve iniziare ad uscire dalle abitudini di cui è prigioniero, ed ecco qui sette riflessioni per iniziare ad operare vivendo anche il cambiamento che circonda la loro impresa:

  • pensate alla continuità del cliente, anzichè alla continuità della vostra organizzazione che verrà di conseguenza
  • contaminatevi culturalmente aprendo le vostre porte ai collaboratori durante le vostre riunioni, visto che siete azienda trasparente e socialmente responsabile, e i bilanci sono depositati e disponibili a tutti per 2,5 €
  • frequentate i clienti, gli uffici e i collaboratori dell’azienda, e scoprirete che sarà più facile adottare strategie di trasformazione competitive e condivisibili.
  • cercate consulenti che vi aiutino alla conquista della vostra autonomia, ricordate che la loro l’hanno già conquistata, senno che consulenti sono
  • essere consapevoli che esercitare la responsabilità sociale d’impresa significa aver chiari e capire gli impatti delle proprie decisioni sull’ecosistema socioeconomico di cui l’azienda fa parte e su i propri collaboratori ai vari livelli, va oltre quindi una sezione di un sito o di un powerpoint e va misurata, ma soprattuto va responsabilizzata l’intera organizzazione manageriale, pena ciò che accade in molte aziende: la messa in disparte dell’UOMO e delle sue potenzialità.
  • esperti di troppo eliminateli, e se dopo una consultazione di un’esperto voi non avete capito, significa che ciò che ha spiegato è inutile in quanto lui è stato incapace di contestualizzare il vostro problema. In alternativa fatelo sedere al tavolo con voi e responsabilizzatelo su i risultati.
  • prima di educare e far educare gli altri al cambiamento educate voi stessi al cambiamento, perchè se tutto intorno cambia, certamente siete cambiati anche voi (basta esserne consapevoli)

Dimenticavo, se invece aspettate che vi sia una piattaforma di analitycs che elabori i vostri Big Data, che una piattaforma IoT raccolga dati dai sensori che vi dicono ciò che accade e le scelte dei vostri clienti e quindi vi predica il futuro stando seduti in una comoda poltrona, beh certo è che un algoritmo vi seppellirà.

Elementare, ci penserà Watson.

(1) Giovani sovversivi sono gli Innovatori
(2) La scuola è finita, ma la rivoluzione è iniziata !

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