Seduti davanti all’oracolo moderno capita che ad una nostra richiesta di informazioni su “digital transformation” e “trasformazione digitale” ci ritroviamo inondati con 12.000.000 di risultati per la versione anglofona e “solo” 378.000 di risultati per la versione italica del termine.

Uno spreco tutta questa sovrabbondanza di termini, significati e buzzwords, perchè in effetti basta solo l’uso di una parola per spiegare cosa’è la trasformazione digitale: AUTOMAZIONE.

Parlare di trasformazione digitale di certo mitiga e depotenzia il significato di ciò che si sta facendo per rendere automatizzate e asettiche il più possibile le attività umane attraverso la sostituzione stessa delle persone con algoritmi e procedure.

Perché dire ad una persona “ora automatizzo la tua attività e ti sostituisco” è ben più rude di una dichiarazione tipo “ora attuiamo in azienda un progetto di trasformazione digitale”ma qualunque approccio si usi il risultato non cambia.

Del resto le preoccupazioni e paure di molti sull’avanzamento di robot nelle attività che oggi sono puramente umane, è di per sé un segnale delle direzioni attuali di alcune discipline e orientamenti, ma anche delle implicite paure delle future direzioni della tecnologia.

Il mito della macchina che solleverà l’uomo dalle fatiche del quotidiano permettendogli di vivere meglio, categoria discutibile per altro, oggi sta raggiungendo l’apoteosi grazie alla buona fede della maggioranza delle persone coinvolte.

Una buona fede delle persone legata al fatto che in questo mondo nuovo siamo tutti apprendisti inconsapevoli e che la velocità con cui rotolano addosso i cambiamenti trova i più impreparati, se non distratti da altro.

Che fare?

Una cosa è certa, oggi è urgente affrontare il tema del cambiamento e delle metamorfosi in corso che in contemporanea coinvolgono persone, nazioni, mercati locali e globali, strumenti informatici, tecnologia, scienza, saperi, regole, leggi, diritti e doveri dei popoli e delle persone.

Una contemporaneità che insieme al mito della velocità ci impone di essere sempre più consapevoli, ma sopratutto cercare di riprendere il governo di situazioni che stanno scappando di mano e che si stanno auto replicando senza controllo.

Perchè in questo mondo in cui siamo tutti apprendisti inconsapevoli, ora si apre il capitolo sulla responsabilità della trasformazione digitale, ma sopratutto della capacità di virare dal mito del controllo e della procedura, e tornare a ristabilire e promuovere le attitudini della persona umana utili per un governo solidale, sostenibile, creativo e cognitivo dei processi innovativi, organizzativi e istituzionali.

Quindi attenti al lupo quando si parla di trasformazione digitale!

Pubblicato in origine su MEDIUM il 3 Ottobre 2017