I Big Data oggi poi sono come il sale: non può non mancare, ma se ne usi appena un po’ di più o se lo scambi con lo zucchero…

PROLOGO

Ritirato auto nuova, iperconnessa, chiamata SOS, hot spot wifi, blackbox e ammennicoli vari.

Vai sul sito del produttore, ti registri, entri nella tua area riservata e trovi già due notifiche datate di qualche giorno che ringraziano dell’acquisto e anche dell’avvenuto o del prossimo ritiro, e pensi che a volte qualcuno attua politiche di Master Data Management.

Solito rituale privacy e sottoscrizione della newsletter, e sottoscrivo anche il consenso di ricevere notizie sulla vendita di nuovi servizi e prodotti.

Salvo alcune incompletezze, nulla di interessante oltre che ai soliti aggiornamenti che essendo datati di qualche giorno, viene ovvia la domanda: perchè prima di consegnare l’auto non hanno fatto gli aggiornamenti?

Oppure come mai ci sono delle notifiche che risalgono a prima della mia registrazione, ma manca il modello dell’auto e che viene configurato solo perchè chiedono a me in fase di registrazione di inserire il numero di telaio?

Ed ecco che si insinua il primo dubbio sulla gestione delle informazioni e la loro usabilità e trasparenza, ma soprattutto su una pseudo spazio virtuale personalizzato ad hoc.

Inserisco il numero di telaio, e quindi anche il produttore sa che auto io guido.

Mi ha finalmente reso cosciente che i miei dati, e la mia email, sono associati a quel modello d’auto e che da quel momento in poi avrò il mio spazio virtuale dedicato a me e alla mia nuova auto, salvo il fatto che mancano informazioni su allestimento e motorizzazione, che loro nei sistemi hanno.

Tutto informazioni che sapevamo già entrambi, visto i contratti firmati e il rituale burocratico che viene prima di perfezionare acquisto e consegna, oltretutto tutto quanto prodotto e firmato contiene molte più informazioni sull’auto e i servizi annessi di quello che contiene lo spazio virtuale a me dedicato.

I dubbi aumentano….

E POI SUCCEDE CHE..

E poi succede che oggi mi arriva una email che “Massimo V. A., XXXXX XXXX ti aspetta anche domenica!” che strano, caso mai mi aspetta sotto casa posteggiata, visto che quell’auto l’ho già acquistata!

Tolgo ogni dubbio, l’email che hanno usato è quella che ho indicato sui contratti, riconosciuta per altro durante la registrazione sul sito, e soprattutto hanno usato tutti i miei tre nomi in quanto sui contratti legali devo firmare in tal modo, quindi non è una semplice newsletter sparata nel mucchio.

LA CERTEZZA DEL DUBBIO

Certamente il disordine, evitiamo licenze poetiche, nelle aziende è elevato, soprattutto perché sono diversi anni che grazie al mito della velocità si fanno progetti su progetti per poi scoprire gli stessi sono disconnessi tra loro, si accumula di tutto in tema di dati e informazioni, si creano sovrastrutture e si disperde conoscenza.

Vogliamo poi parlare dei silos aziendali? E delle aziende frammentate in sub aziende, outsourcer quali call-center e controllate varie dove ognuno ha il suo dato, il suo applicativo e soprattutto la scusa pronta verso l’utente sul fatto che certe informazioni siano altrove “sa i sistemi non si parlano”.

Quindi quello che era un dubbio diventa una certezza, ovvero integrazione, governance dei dati e collaborazione tra le persone e i funzionari dell’organizzazione che combattono personali battaglie, e le varie unità operative, sono ancora una chimera in multinazionali tentacolari, e immagino altrove cosa può essere.

C’È ANCORA MOLTO DA FARE

Il backstage di un’aziende è come la cucina di un ristorante, dove poche sono quelle alla vista del cliente (trasparenti), e comunque benché la cucina sia visibile sugli ingredienti usati e la loro preparazione ci si deve fidare, salvo provare e poi mai più tornare.

E così avviene il più delle volte nelle aziende, salvo che il non tornare a volte è impossibile per motivi contrattuali che poco tutelano il cliente sulla sua governance, ma questa è altra storia.

Certo è che il cliente dalle aziende viene “schedato”, fotografato, catalogato sin da quando firma un contratto, salvo che poi ti domandi come mai tutto ciò che sanno è miracolosamente scomparso e devi ricompilare tu il tutto, chissà magari vogliono che tieni esercitata la tua memoria o che scopri te stesso.

Intendiamoci, un anno fa esperienza ben peggiore con altro marchio automobilistica, ma potrei citarvi il tuo stesso operatore telefonico che ti offre di diventare suo cliente, idem nell’intrattenimento video e altro ancora, nonché aziende di trasporti e soprattutto ciò diventa ancora più eclatante quando scopri che l’applicazione mobile e quella web sono disallineate perché “sa sono società diverse che gestiscono i servizi”.

Quindi il cliente che tutti vogliono “possedere” alla fine diventa come un sogno realizzato, viene dimenticato e accantonato, sotto un altro e via, amori consumati che vengono dimenticati.

D’altronde basta vedere ciò che accade quando si è cliente di operatori che cambiano tariffe e promozioni solo per i nuovi clienti, e tu rimani svantaggiato per definizione.

E QUINDI?

Sono anni che lavoro su temi che richiedono una consapevolezza organizzativa e nel mio percorso ho incontrato aziende che hanno deciso di rendere trasparenti le loro cucine, di usare ingredienti di qualità e di fornire servizi di qualità.

Aziende in cui le tecnologie si vendono, e si comprano, solo dopo aver chiaro alcuni elementi organizzativi che vanno potenziati sia verso l’interno che verso l’esterno, il cliente, a supporto di una trasparenza organizzativa, anziché essere ad uso di giochi di potere e predominanza organizzativa.

Esempi ne potrei citare a iosa, soprattutto su strumenti usati in modo da depotenziare la possibilità di governare le imprese, rendendo ad esempio il tutto mera integrazione applicativa, pseudo controllo e rigidità.

I Big Data oggi poi sono come il sale: non può non mancare, ma se ne usi appena un po’ di più o se lo scambi con lo zucchero…

LA PRIMAVERA STÀ ARRIVANDO

Eccoci che ci tocca tirarci su le maniche e fare un pò di pulizia, specialmente nelle organizzazioni che oramai sono giungle dove forse i dati sono protetti, visto il tema del GDPR, ma quanto sono governati e utili per decisioni umane responsabili?

E nel tirarci su le maniche, alcuni principi ci possono venire utili prima di iniziare a fare il cambio di stagione, principi il cui approfondimento è altrove.

1) Rifuggire da tendenze di standardizzare organizzazioni ed attività, e anche ruoli, persone e loro competenze che tutto sono tranne standard.

2) Governare gli strumenti, le tecnologie informatiche, anzichè essere governati dagli strumenti stessi, perchè sono solo uno dei mezzi, nessun fine in loro salvo che siano strumenti di dominio e potere.

3) Calma, un momento ragioniamo e quindi prima di accelerare e partire a tutta velocità aver ben chiara la mappa del territorio e le sue componenti. Se poi si vogliono fare i rally, serve allenamento e fiducia del compagno vicino che ti guida, e saper ben governare il mezzo che si guida. Della velocità come mito post futurista, ne abbiamo già visto i nefasti risultati ed effetti.

4) La crescita ad ogni costo, come il cambiamento ad ogni costo vanno ponderati e valutati a fronte di una governance della responsabilità verso l’individuo, l’organizzazione, la società, l’ambiente e la natura.

5) Trasparenza organizzativa interna ed esterna, anche del dato e dell’informazione che è utile nel contesto d’uso delle varie persone.

CONCLUSIONE

Abbiamo sovrabbondanza di tutto, disordine e produciamo “rifiuti” di tutti i tipi, dati inclusi, perché poi il mantra è che trarremo valore dalla massa, dalla sovrabbondanza.

In effetti il riciclo dei rifiuti già avviene con i dati, si butta tutto in calderoni diversi e poi con tecniche sottili si va a caccia del valore, che peraltro era già identificabile senza tutto lo spreco di energie e di entropia sin dal momento zero.

Ci rimane però una speranza progettuale che si può ancora attuare, abbiamo gli strumenti e iniziamo ad usarli senza farci usare dagli strumenti stessi.

Ad esempio, bisogna superare il fatto che prima uno decide di adottare una tecnologia e poi insieme al venditore si fa l’analisi e l’implementazione per poi trovarsi sempre nel solito “se me lo dicevi prima” e quindi con progetti senza fine, onerosi però fatti con le metodologie di grido in voga nel momento.

E tutto ciò significa che parole come governance devono diventare azioni concrete, trasparenti e responsabili.

Perché è tempo di assumersi la responsabilità come individuo qualsiasi posizione o ruolo si abbia, per far si di riprendere il governo da parte delle persone e la solidarietà tra individui, prima che un protocollo, una procedura o un dato ci standardizzano.

Oltre la collina – MM

E quelli che pensano di essere dei boia e che a loro mai toccherà, anche per loro giungerà il momento in cui capiranno cosa significa fare l’impiccato perché è il gioco delle parti se si accettano certi metodi e meccanismi organizzativi.

Pubblicato in origine su MEDIUM il 24 Febbraio 2018